Le badanti stanno finendo: i numeri del 2024 e cosa cambia davvero per le famiglie
Per vent'anni ci siamo raccontati che la badante fosse la risposta, low cost e sempre disponibile, alla non autosufficienza. I numeri del 2024 dicono un'altra cosa: le assistenti familiari regolari sono ai minimi da vent'anni, invecchiano, e il mercato scivola nel sommerso. Qui leggo i dati e le due misure entrate in vigore nel 2025 dal punto di vista di chi, concretamente, una badante la deve trovare e pagare.
Nel mio studio la domanda arriva quasi sempre nello stesso modo: «Dottore, dobbiamo prendere una persona per mamma. Quanto costa, e cosa ci passa lo Stato?». È una domanda semplice che negli ultimi due anni ha smesso di avere una risposta semplice, perché è cambiato il mercato sotto i piedi delle famiglie. Il Quaderno del Patto n. 4/2026, curato da Sergio Pasquinelli, mette in fila i dati nazionali: li riprendo qui, e provo a dire cosa significano per una famiglia italiana — e per una famiglia sarda in particolare.
La fotografia: 817.403 contratti, il minimo da vent'anni
A fine 2024 l'INPS certifica 817.403 rapporti di lavoro domestico regolari in Italia: non erano mai stati così pochi da vent'anni a questa parte. Dentro quel numero c'è però un fatto storico: per la prima volta le badanti superano le colf, 51% contro 49%. Il lavoro domestico non è più soprattutto pulizia della casa: è soprattutto assistenza a una persona non autosufficiente.
Il terzo dato è quello che pesa di più. Le stime del Patto indicano che almeno il 60% del settore è irregolare; anche la Commissione Europea calcola per l'Italia un sommerso superiore al 50%. Sommando dichiarato e non dichiarato, le assistenti familiari realmente al lavoro nel Paese sono poco più di un milione. Detto altrimenti: i contratti INPS che vediamo sono meno della metà della realtà.
Badanti e colf regolarmente registrate all'INPS, 2010-2024
Le colf crollano da anni; le badanti calano dal 2021 e nel 2024 le sorpassano
Fonte: Osservatorio INPS sul lavoro domestico, dati riportati nel Quaderno del Patto n. 4/2026. Il picco 2020-2021 riflette la regolarizzazione del 2020.
Perché, in un Paese dove gli over 65 aumentano di circa 150.000 persone l'anno, le assistenti familiari regolari diminuiscono? Le ragioni sono tre, e nessuna è casuale.
- Il sommerso conviene ancora troppo. È il punto che tratto nel prossimo capitolo: il divario di costo è talmente ampio da orientare le scelte delle famiglie.
- Non entra manodopera nuova. Le quote d'ingresso regolari sono una frazione del fabbisogno (ci torno al capitolo 4).
- Chi c'è già invecchia. Oggi il 66% delle badanti ha più di 50 anni; dieci anni fa erano il 47%. Nello stesso periodo le ultrasessantenni sono più che raddoppiate.
Quest'ultimo dato ha una conseguenza pratica che le famiglie sperimentano nel momento stesso in cui cercano una persona: una lavoratrice di sessant'anni è meno disponibile a un carico assistenziale pesante e alla convivenza. Non a caso il lavoro in coresidenza — la «badante fissa» — oggi ricorre in un caso su tre, mentre vent'anni fa era la norma. Chi cerca oggi una convivente per un anziano allettato scopre che quella figura è diventata rara e cara. Non è sfortuna: è il mercato che è cambiato.
C'è poi un fenomeno nuovo, che nel mio lavoro quotidiano vedo bene: crescono le assistenti familiari italiane e calano le straniere. Nel mercato regolare le italiane sono passate dal 20% di dieci anni fa al 28% di oggi (+37mila in valori assoluti), mentre le straniere segnano -11mila. Pesano i vantaggi previdenziali di un contratto regolare, che per molte lavoratrici straniere restano preclusi, ma pesa anche una domanda scomoda: il lavoro di badante sta diventando poco attrattivo anche per chi arriva da fuori?
Quanto costa davvero una badante (e quanto poco aiuta il fisco)
Qui sta il cuore della questione. Un'assistente familiare assunta regolarmente per 40 ore settimanali costa alla famiglia circa 1.780 euro al mese — cifra che comprende i ratei di ferie, la tredicesima, il TFR e i contributi. Nel mercato non dichiarato, la stessa prestazione si aggira tra i 1.000 e i 1.200 euro.
Costo mensile di un'assistente familiare a 40 ore settimanali
Il differenziale tra regolare e sommerso vale fino a 780 euro al mese
divario fino a 780 €
Livello di inquadramento CS. Il costo regolare comprende ratei di ferie, tredicesima, TFR e contributi.
Fino a 780 euro al mese, quasi 9.400 euro l'anno: è questo il prezzo della regolarità. In un contesto di anziani sempre più soli e di pensioni sempre più magre, è un differenziale che decide. E lo Stato, per ridurlo, mette in campo due strumenti fiscali che definire modesti è generoso:
| Agevolazione | Su cosa si calcola | Limite | Beneficio reale |
|---|---|---|---|
| Detrazione solo badanti, per persone non autosufficienti |
La retribuzione pagata | 19% su massimo 2.100 €, e solo con reddito fino a 40.000 € annui | 399 € l'anno |
| Deduzione colf, badanti e baby sitter |
I contributi versati (sola quota a carico del datore) | Fino a 1.549,37 €, per tutti i redditi | da 356 a 666 € l'anno, secondo l'aliquota IRPEF |
Il confronto è impietoso. A fronte di una spesa che per un'assistente familiare a tempo pieno supera i 17.000 euro l'anno, il fisco restituisce nel caso più favorevole attorno ai 1.000 euro: meno del 6%. Non è un incentivo all'emersione, è un rimborso simbolico.
Attenzione però: modeste o no, queste due agevolazioni esistono e vanno usate, e nella mia esperienza moltissime famiglie ne perdono almeno una perché non sa che detrazione e deduzione sono due cose diverse e cumulabili. Ho scritto una guida dedicata proprio a questo: detrazione e deduzione per colf e badanti, con i requisiti, i documenti e gli errori più frequenti in dichiarazione.
Le due misure del 2025: Prestazione Universale e Bonus Badanti
Il 2025 ha portato due interventi nuovi. Vale la pena guardarli da vicino, perché il loro nome promette molto più di quello che mantengono.
La «Prestazione Universale»: universale non è
Prevista dal d.lgs. 29/2024 come parziale riforma dell'Indennità di accompagnamento, si presenta bene: all'accompagnamento (531 euro mensili, che resta invariato) si aggiunge un Assegno di assistenza di 850 euro al mese, per un totale di 1.381 euro mensili. Vincolo importante e, a mio avviso, giusto: quelle somme si possono usare solo per retribuire assistenti familiari regolarmente assunte o per acquistare servizi da enti di terzo settore accreditati.
Il problema è chi può accedervi. Serve tutto quanto segue, insieme:
- almeno 80 anni di età;
- essere già titolari dell'Indennità di accompagnamento;
- un bisogno assistenziale gravissimo, da comprovare;
- un ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro l'anno.
È una sperimentazione limitata al biennio 2025-2026, con risorse che coprono circa 24.000 anziani in tutta Italia — su una platea di titolari di accompagnamento che si conta in milioni. E, a sentire i patronati che gestiscono l'accesso alla misura, si fatica persino ad arrivare a quella cifra. Chiamarla «universale» è, francamente, un abuso di linguaggio.
Il «Bonus Badanti»: uno sgravio contributivo a tempo
Introdotto dal DL 19/2024, è un esonero del 100% dei contributi previdenziali e assicurativi a carico del datore di lavoro, fino a un massimo di 3.000 euro l'anno e per un periodo massimo di 24 mesi, per chi assume a tempo indeterminato un'assistente familiare. Attenzione alla finestra temporale: l'agevolazione copriva il biennio 2024-2025 e non è stata prorogata, quindi oggi non è più attivabile per nuove assunzioni. I requisiti dell'anziano assistito sono, ancora una volta: oltre 80 anni, non autosufficiente, ISEE sociosanitario sotto i 6.000 euro.
Le due misure, va detto con chiarezza, insistono sulla stessa platea e hanno entrambe una scadenza ravvicinata. Sono primi passi, non una politica. E poiché il rafforzamento fiscale — l'unico strumento che avrebbe raggiunto tutti gli altri — è stato accantonato, per la famiglia media italiana nel 2025 non è cambiato assolutamente nulla.
Il collo di bottiglia: 9.500 posti, 120.000 domande
Resta la domanda più concreta di tutte: se il bisogno cresce, perché non arrivano lavoratrici nuove? Perché la porta d'ingresso regolare è stretta quanto una fessura.
Il decreto flussi vigente (DPCM 27/9/2023) prevede 9.500 quote l'anno per assistenti familiari e operatori sociosanitari messi insieme. Nel 2024 le domande d'ingresso presentate sono state circa 120.000: oltre dodici volte i posti disponibili.
Ingressi regolari per il lavoro di cura: quote contro domande (2024)
Per ogni posto disponibile ci sono più di dodici domande
E nel 2024 solo il 7,8% delle quote si è tradotto in un permesso di soggiorno effettivo.
Quote per assistenti familiari e operatori sociosanitari (DPCM 27/9/2023).
Dato sui permessi rilasciati: campagna «Ero straniero».
C'è di peggio: le quote sulla carta non diventano lavoratrici in casa. Secondo la campagna «Ero straniero», nel 2024 solo il 7,8% delle quote d'ingresso si è tradotto in permessi di soggiorno e impieghi stabili, per via delle macchinosità procedurali. Sulle 9.500 quote nominali, gli ingressi realmente andati a buon fine sono dunque nell'ordine delle centinaia.
Il nuovo decreto flussi ha alzato leggermente l'asticella per il lavoro domestico — 13.600 quote per il 2026, 14.000 per il 2027, 14.200 per il 2028 — ma il confronto con il fabbisogno resta impari. Le stime del Patto indicano che servirebbero almeno 30.000 ingressi l'anno solo per sostituire le assistenti familiari straniere che escono dal mercato, ai quali va aggiunta una domanda in crescita di oltre 14.000 unità l'anno. Siamo a circa un terzo del necessario, nella migliore delle ipotesi.
E in Sardegna?
Il Quaderno ragiona a livello nazionale, ma il quadro sardo merita due precisazioni, una sul lato del lavoro e una sul lato dei soldi.
Il registro e la formazione
In Italia non esiste un profilo professionale nazionale di assistente familiare, né uno standard formativo unico: ogni Regione fa da sé, con percorsi che vanno dalle 60 alle 600 ore. La Sardegna prevede un registro regionale delle assistenti familiari, per l'iscrizione al quale la formazione è obbligatoria: 200 ore, stage compreso, da svolgersi presso strutture specializzate. In assenza di corsi regionali attivi sono considerati validi i corsi comunali o di altri enti pubblici, oppure una specifica esperienza lavorativa documentata — un'apertura importante per le tante lavoratrici che questo mestiere lo fanno da vent'anni senza attestati.
La criticità, però, è la stessa segnalata a livello nazionale: dove il registro è un semplice elenco, senza uno sportello che orienti, formi e accompagni la famiglia, resta uno strumento formale che il passaparola informale batte facilmente. Il d.lgs. 29/2024 rilancia i registri regionali e gli accordi tra ATS e Centri per l'impiego, ma senza risorse dedicate il rischio è di aggiungere un adempimento in più.
Le misure regionali fanno più del bonus nazionale
È qui che la Sardegna si distingue davvero. Mentre le due misure statali del 2025 raggiungono una platea minima, in Sardegna una famiglia che assiste una persona non autosufficiente ha strumenti regionali con soglie molto più accessibili di un ISEE a 6.000 euro, e — punto decisivo — utilizzabili proprio per pagare regolarmente un'assistente familiare:
- Ritornare a Casa Plus: il programma regionale storico per l'assistenza a domicilio, con livelli di intensità legati alla gravità.
- Sine Limes 2: il buono servizio del PR FSE+ 2021-2027, che rimborsa spese effettivamente sostenute — comprese, a determinate condizioni, quelle per il lavoro di cura regolare.
- Home Care Premium: per i dipendenti e pensionati pubblici e i loro familiari, con un contributo dedicato proprio alla badante assunta regolarmente.
Il paradosso è evidente e vale la pena dirlo: in Sardegna oggi il sostegno serio al lavoro privato di cura è regionale, non nazionale. Ed è anche il motivo per cui, in queste misure, il vincolo del contratto regolare non è una seccatura burocratica ma il presupposto per accedere al contributo. Chi paga in nero non solo rischia: si taglia fuori da qualche migliaio di euro l'anno di sostegni ai quali avrebbe diritto.
Cosa può fare la tua famiglia, oggi
Riassumo quello che, alla luce di questi dati, consiglio concretamente a chi si trova a organizzare l'assistenza di un familiare.
La checklist
- Fai i conti veri prima di scegliere. Il confronto onesto non è «1.780 contro 1.100»: è tra il costo regolare al netto di detrazione, deduzione e degli eventuali contributi regionali, e il costo del nero comprensivo del rischio. Quando i sostegni entrano nel calcolo, il divario spesso si assottiglia molto più di quanto sembri.
- Verifica prima i contributi regionali, poi quelli nazionali. In Sardegna la probabilità di rientrare in Ritornare a Casa Plus, Sine Limes 2 o HCP è enormemente più alta di quella di rientrare nella Prestazione Universale. Parti da lì.
- Se assisti un over 80 con ISEE molto basso, controlla comunque le due misure statali. 1.381 euro al mese cambiano una vita: vale la verifica, anche se i requisiti sono stretti.
- Non rinunciare a detrazione e deduzione. Sono due agevolazioni distinte e cumulabili, e la deduzione spetta per tutti i livelli di reddito. Serve conservare bollettini INPS, buste paga e tracciabilità dei pagamenti: senza documenti, il beneficio si perde.
- Metti in regola il rapporto prima di chiedere i contributi, non dopo. Quasi tutte le misure rimborsano solo spese documentate e tracciabili, con contratto e versamenti già in essere.
- Non aspettare l'ultimo momento per cercare. Con l'offerta ai minimi, i tempi di ricerca di una convivente si sono allungati parecchio: attivarsi alla dimissione ospedaliera è quasi sempre tardi.
Il Quaderno del Patto si chiude con una constatazione che condivido: la riforma ha toccato un solo tema dei quattro che contano — la formazione — rinviandolo peraltro a linee guida ancora da scrivere, mentre emersione, ingressi e sostegno economico restano scoperti. Il settore «attende quindi — e ancora — interventi di respiro per uscire dalla nicchia separata in cui è rimasto per troppi anni». Nel frattempo, però, le famiglie non possono attendere: l'anziano da assistere è in casa oggi. E allora il compito, molto pratico, è spremere fino in fondo gli strumenti che già esistono.
Domande frequenti su badanti e assistenti familiari
Le domande che ricevo più spesso nel mio studio, con le risposte basate sui dati riportati in questa analisi.
Quanto costa una badante regolare al mese?
Un'assistente familiare assunta regolarmente per 40 ore settimanali costa circa 1.780 euro al mese, livello di inquadramento CS. La cifra è già comprensiva dei ratei di ferie, della tredicesima, del TFR e dei contributi: è quindi il costo pieno annuo diviso per dodici, non la sola busta paga.
Nel mercato non dichiarato la stessa prestazione si aggira tra i 1.000 e i 1.200 euro mensili. Il divario arriva quindi fino a 780 euro al mese, ma va confrontato al netto delle agevolazioni fiscali e degli eventuali contributi regionali.
Quanto si recupera con le agevolazioni fiscali per la badante?
Le agevolazioni sono due, distinte e cumulabili:
- la detrazione del 19% su un massimo di 2.100 euro di retribuzione, cioè fino a 399 euro l'anno. Spetta solo per l'assistenza a persone non autosufficienti e solo con un reddito fino a 40.000 euro;
- la deduzione dei contributi versati, fino a 1.549,37 euro, che produce un beneficio da 356 a 666 euro l'anno secondo l'aliquota IRPEF. Spetta per tutti i livelli di reddito.
Nel caso più favorevole si recuperano quindi circa 1.000 euro l'anno, a fronte di una spesa che per una badante a tempo pieno supera i 17.000 euro. Serve conservare bollettini INPS, buste paga e pagamenti tracciabili.
Chi ha diritto alla Prestazione Universale da 1.381 euro al mese?
Servono tutti questi requisiti insieme: almeno 80 anni di età, essere già titolari dell'Indennità di accompagnamento, un bisogno assistenziale gravissimo da comprovare e un ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro annui.
L'importo di 1.381 euro è la somma dell'Indennità di accompagnamento (531 euro, invariata) e del nuovo Assegno di assistenza (850 euro), utilizzabile solo per retribuire assistenti familiari regolarmente assunte o per acquistare servizi da enti di terzo settore accreditati. È una sperimentazione limitata al biennio 2025-2026, con risorse per circa 24.000 anziani in tutta Italia.
Cos'è il Bonus Badanti e a chi spetta?
È un esonero del 100% dei contributi previdenziali e assicurativi a carico del datore di lavoro, fino a 3.000 euro l'anno e per un massimo di 24 mesi, previsto dal DL 19/2024 per chi assume a tempo indeterminato un'assistente familiare.
I requisiti della persona assistita sono gli stessi, molto stretti, della Prestazione Universale: oltre 80 anni, non autosufficiente, con ISEE sociosanitario sotto i 6.000 euro.
Nota importante: l'esonero riguardava il biennio 2024-2025 e non è stato prorogato, quindi non è più attivabile per nuove assunzioni. Restano invece sempre disponibili la detrazione e la deduzione per il lavoro domestico.
Quante badanti ci sono in Italia?
A fine 2024 l'INPS certifica 817.403 rapporti di lavoro domestico regolari, il minimo da vent'anni. Di questi, per la prima volta, le badanti superano le colf: 51% contro 49%.
Il dato regolare però non fotografa il settore: le stime indicano un'irregolarità di almeno il 60% (la Commissione Europea la calcola sopra il 50%). Sommando dichiarato e sommerso, le assistenti familiari realmente al lavoro sono poco più di un milione.
Perché è così difficile trovare una badante convivente?
Per tre ragioni che si sommano. Le lavoratrici già presenti invecchiano: il 66% delle badanti ha più di 50 anni, contro il 47% di dieci anni fa, ed è quindi meno disponibile a un carico assistenziale pesante e alla convivenza. Non a caso il lavoro in coresidenza oggi ricorre in un caso su tre, mentre vent'anni fa era la norma.
In secondo luogo non entra manodopera nuova: a fronte di circa 120.000 domande d'ingresso nel 2024, le quote disponibili erano 9.500, e solo il 7,8% si è tradotto in permessi effettivi. Infine il mercato irregolare resta più conveniente e assorbe una quota crescente dell'offerta.
In Sardegna serve un corso per iscriversi al registro degli assistenti familiari?
Sì. La Sardegna prevede un registro regionale degli assistenti familiari per il quale la formazione è obbligatoria: 200 ore, stage compreso, da svolgersi presso strutture specializzate.
In assenza di corsi regionali attivi sono però considerati validi i corsi comunali o di altri enti pubblici, oppure una specifica esperienza lavorativa documentata: un'apertura importante per chi svolge questo lavoro da molti anni senza attestati formali.
Conviene di più il nero o il contratto regolare?
Il confronto onesto non è tra 1.780 e 1.100 euro. Va fatto tra il costo regolare al netto di detrazione, deduzione ed eventuali contributi regionali, e il costo del nero comprensivo del rischio che ci si assume.
Il punto decisivo, soprattutto in Sardegna, è che le principali misure di sostegno — Ritornare a Casa Plus, Sine Limes 2, Home Care Premium — rimborsano solo spese documentate e tracciabili, con contratto e versamenti già in essere. Chi paga in nero non solo rischia sanzioni: si preclude l'accesso a qualche migliaio di euro l'anno di sostegni ai quali avrebbe diritto.
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Fonti e riferimenti
I dati, le stime e il quadro normativo richiamati in questo articolo provengono dal Quaderno indicato come fonte primaria e dalle ricerche che esso stesso cita. Li riporto per esteso, così che chiunque possa risalire ai documenti originali e verificarli.
Fonte primaria
- Pasquinelli S. (a cura di) (2026), Le assistenti familiari. La situazione e le aspettative, «I Quaderni del Patto» n. 4/2026, Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, Roma. Con il contributo editoriale di Franco Pesaresi per la raccolta e il riordino dei materiali. Presentazione di Cristiano Gori ed Eleonora Vanni.
Studi e rapporti citati nel Quaderno
- Effe (2024), Secondo Rapporto 2024. Integrazione dei migranti, professionalizzazione e attrattività nel settore domestico, Roma.
- Fidaldo (2023), Il lavoro domestico: prospettive per i territori ai tempi della legge delega sulla non autosufficienza. Terzo Report di ricerca, Roma.
- Fidaldo (2024), Atlante Fidaldo. Quarto Report, Roma. Mappa delle misure regionali e comunali a sostegno del lavoro privato di cura.
- Fosti G., Notarnicola E., Perobelli E. (2024), La sostenibilità del settore Long Term Care nel medio-lungo periodo. Sesto Rapporto Osservatorio Long Term Care, Milano, Egea.
- Istat (2021), Le condizioni di salute della popolazione anziana in Italia, Roma.
- Pasquinelli S., Pozzoli F. (2021), Badanti dopo la pandemia. Vent'anni di lavoro privato di cura in Italia, Quaderno WP3 del progetto «Time to care», Fondazione Cariplo.
- Family (Net)Work (2023), Rapporto 2023, osservatorio promosso da Assindatcolf, Roma. Stime sul fabbisogno di manodopera nell'assistenza familiare.
- Inps, Osservatorio sul lavoro domestico, banca dati statistica. Serie storica dei rapporti di lavoro registrati, utilizzata per il grafico 2010-2024.
- Cnel (2024), Linee guida per la formazione delle assistenti familiari, Roma.
Riferimenti normativi
- Legge 30 dicembre 2021, n. 234, art. 1, commi 162 e 164 — Leps: servizi sociali di sollievo e di supporto, contributi per la domiciliarità vincolati al lavoro di cura regolare.
- Legge 23 marzo 2023, n. 33, art. 5 — Legge delega in materia di politiche per le persone anziane: incentivi all'emersione, riordino delle agevolazioni fiscali, standard formativi degli assistenti familiari.
- Decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29, artt. 34, 35 e 36 — Prestazione Universale in via sperimentale per il biennio 2025-2026.
- Decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29, art. 38 — Linee guida sugli standard formativi, registri regionali degli assistenti familiari, accordi tra Centri per l'impiego e Ambiti territoriali sociali.
- Decreto legge 2 marzo 2024, n. 19 — Esonero contributivo per l'assunzione di assistenti familiari («Bonus Badanti»).
- Dpcm 27 settembre 2023 — Programmazione triennale dei flussi d'ingresso dei lavoratori stranieri.
- Regione Sardegna, Nota della Direzione generale n. 5422 del 2007 — Registro regionale degli assistenti familiari e requisiti formativi per l'iscrizione.
- Decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13 — Sistema nazionale di individuazione, validazione e certificazione delle competenze.
Le stime sull'irregolarità del settore e sul fabbisogno di manodopera sono, come indicato nel Quaderno, stime e non rilevazioni. Le cifre sulle misure nazionali sono aggiornate a quanto pubblicato nella fonte primaria: prima di presentare una domanda verifica sempre importi, requisiti e scadenze sui canali ufficiali Inps e della Regione di residenza.