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Home Care Premium: chi ne beneficia davvero? Innovazione e disuguaglianze

Pubblicato il 22 Giugno 2026 schedule 1 min lettura

Nel 2017 ho firmato il primo studio accademico italiano dedicato all'Home Care Premium, pubblicato sulla rivista Politiche Sociali (Il Mulino). Qui lo racconto in chiaro: cos'è davvero questa misura, chi ne beneficia, e una domanda scomoda — è una vera innovazione o l'ennesima forma di «welfare all'italiana»?

L'Home Care Premium (HCP) è il programma INPS che aiuta a pagare l'assistenza a casa delle persone non autosufficienti: un contributo per la badante regolarmente assunta e servizi sul territorio. Ha però una caratteristica che cambia tutto: non è per tutti. Vi accedono solo i dipendenti e pensionati pubblici (e i loro familiari), perché è finanziato da un fondo alimentato dalle loro stesse trattenute in busta paga. È, in gergo, welfare «integrativo» di tipo occupazionale: si aggiunge a ciò che lo Stato già garantisce a tutti.

Chi ne beneficia davvero

Analizzando i dati dei beneficiari in Sardegna è emerso un volto preciso della misura. L'HCP non raggiunge un'utenza generica: raggiunge soprattutto donne molto anziane.

90%beneficiari over 65
80%tra gli over 65 sono "grandi anziani" over 80
80%sono donne

Non è un caso: età avanzata e genere femminile sono i due principali fattori di rischio della non autosufficienza. Le donne vivono più a lungo, ma con condizioni di salute peggiori già dai 55 anni. Nell'ambito territoriale che ho studiato da vicino (Plus21, nel cagliaritano), nell'80% dei casi si trattava di persone con livelli elevati di limitazione funzionale, e la gran parte riceveva già una provvidenza pubblica per invalidità o handicap. In altre parole: HCP intercetta il bisogno reale e grave, non quello marginale.

Il paradosso Nord/Sud

Qui arriva il dato che più mi ha colpito. Misurando le domande di assistenza in rapporto alla popolazione, l'HCP intercetta un bisogno annidato soprattutto nel Mezzogiorno: il Sud, da solo, ha presentato più della metà delle domande.

Domande di assistenza HCP ogni 5.000 abitanti

Il Mezzogiorno presenta il doppio delle domande del Centro-Nord

  • Mezzogiorno 4
  • Centro-Nord 2

Edizione HCP 2012: 15.466 domande al Sud contro 14.972 nel resto d'Italia.

Perché? Tre ragioni, tutte strutturali:

  • Al Sud i dipendenti pubblici pesano di più sul totale degli occupati (18,5% contro 13,2% al Nord): più platea potenziale per una misura riservata al pubblico impiego.
  • L'incidenza della disabilità è più alta nel Mezzogiorno (8 persone con disabilità su 100 contro 5 su 100; pensioni di invalidità al 6,7% contro 4,4%).
  • Maggiore adesione degli enti locali del Sud alla convenzione con l'INPS necessaria per attivare il programma.

Il rischio impoverimento e i tre profili di cittadino

Il Mezzogiorno non ha solo più bisogno: è anche economicamente più fragile, quindi più esposto all'impoverimento quando arriva la non autosufficienza. La mediana degli ISEE al Sud era sotto i 6.300 €, contro oltre 8.900 € al Centro-Nord. E poiché gran parte della "ricchezza" delle famiglie è reddito, non patrimonio, di fronte ai costi dell'assistenza quel poco si erode in fretta.

Da qui un punto che, da assistente sociale, considero il cuore della questione. Davanti alla non autosufficienza non siamo tutti uguali: si delineano tre profili di cittadino, con tutele molto diverse.

ProtettiDipendenti pubblici (e familiari): possono contare sia sulle provvidenze pubbliche sia sul welfare integrativo come l'HCP. Doppia copertura.
ParzialiDipendenti privati: provvidenze pubbliche solo residuali, devono impegnare risorse proprie per comprare i servizi.
ScopertiChi è povero: resta solo l'assistenza pubblica, sempre meno generosa.

Innovazione o «welfare all'italiana»? Il Giano Bifronte

E qui la domanda del titolo. La mia risposta, dopo lo studio, è che l'HCP è un Giano Bifronte: ha due facce, entrambe vere.

La faccia innovativa. HCP non grava sulle casse dello Stato (è finanziato dalle trattenute degli iscritti); risponde al bisogno reale di cure a domicilio; introduce strumenti seri di equità e controllo — la prova dei mezzi con l'ISEE, una scala di valutazione del bisogno, il vincolo di destinazione delle somme, la decurtazione di altre provvidenze già percepite per evitare duplicazioni. Sono elementi di buona amministrazione, rari nel nostro welfare.

La faccia distorsiva. Proprio perché è riservato a una categoria — il pubblico impiego — l'HCP, a livello aggregato, rafforza la distanza tra «insider» e «outsider»: chi è già protetto compensa il ritiro del welfare pubblico con quello occupazionale; chi è fuori resta con un welfare pubblico sempre più magro. In una funzione delicata come la non autosufficienza — dove il privato non può sostituire il pubblico — è un rischio serio.

In sintesi L'Home Care Premium fa del bene concreto a chi lo riceve, e lo fa con strumenti moderni. Ma non corregge — e in parte accentua — la disuguaglianza di fondo del welfare italiano. Le due cose convivono: per questo va capito, non idealizzato né liquidato.

Il futuro: un'assicurazione obbligatoria?

Lo studio guardava anche avanti. Da più parti — l'INPS in primis — si ipotizza un'assicurazione obbligatoria contro il rischio di non autosufficienza, finanziata con un meccanismo simile a quello che alimenta l'HCP. Significherebbe nuove risorse stabili per la cura (nell'ordine di un paio di miliardi l'anno), ma anche nuovi prelievi per i cittadini. Il punto, allora, è il come: se si vuole evitare di aggravare le distorsioni, serve uno schema progressivo — «chi più ha, più partecipa». Negli ultimi quindici anni si contano oltre una dozzina di proposte per un modello nazionale sulla non autosufficienza: nessuna è mai diventata una politica organica. La questione, a distanza di anni, è ancora apertissima.

Cosa significa per te, oggi

Lo studio è del 2017 e alcune cifre fotografano quel momento; ma la struttura — chi accede, perché il Sud pesa di più, la doppia natura della misura — è rimasta valida. Per una famiglia la lezione pratica è semplice: l'HCP, se hai i requisiti, è uno strumento prezioso che conviene usare bene e fino in fondo, conoscendone regole, budget e prestazioni. Ed è esattamente il lavoro che faccio ogni giorno.

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La fonte. Questo articolo divulga in forma accessibile la mia ricerca peer-reviewed: Picconi, S. (2017), «LTC tra primo e secondo welfare. Il programma Home Care Premium: innovazione sociale o welfare all'italiana?», Politiche Sociali / Social Policies, n. 2/2017, pp. 401-414, Bologna, Il Mulino (doi: 10.7389/87244). Il testo integrale dell'articolo è disponibile, a cura dell'editore, su rivisteweb.it (© Società editrice il Mulino).

I dati citati provengono dallo studio del 2017 (fonti INPS, ISTAT, Ragioneria Generale dello Stato e banche dati della Direzione Regionale INPS Sardegna). Le elaborazioni e le interpretazioni sono dell'autore.

SP
Dott. Salvatore Picconi
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