Se non sai ancora da dove partire e cerchi un primo orientamento su cosa può spettare a chi assiste un familiare, la pagina caregiver familiare in Sardegna: cosa può chiedere chi assiste è il punto di partenza generale. Questa guida entra invece nel dettaglio di una misura specifica: la quota del contributo di «Ritornare a Casa Plus» destinabile a chi assiste.
A quale annualità si riferisce questa guida. Gli importi e le quote indicati si riferiscono all'annualità 2026-2027 e possono essere rideterminati nelle annualità successive.
La domanda da cui parte tutto
Nella pratica professionale me la sento porre spesso, quasi sempre con qualche imbarazzo: «se sono io ad assistere mio padre giorno e notte, posso ricevere qualcosa?».
La domanda è legittima e la risposta, in Sardegna, non è no. Il programma «Ritornare a Casa Plus» prevede espressamente che una parte del contributo possa remunerare l'attività di cura svolta dal familiare. Non è una concessione marginale: il programma è finanziato anche attingendo al fondo nazionale per il sostegno del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare, che compare tra le fonti indicate al primo paragrafo delle Linee di indirizzo.
Il punto è che questa possibilità non funziona come la immagina chi cerca un «bonus». Non esiste una domanda separata, non c'è uno sportello dedicato, non c'è un modulo per il caregiver. La quota vive dentro un progetto già attivo, e la sua misura dipende dal livello assistenziale riconosciuto alla persona assistita.
Cosa prevede la delibera
Le Linee di indirizzo descrivono la natura dell'intervento in modo esplicito: mira a sostenere la persona e la sua famiglia garantendo l'acquisizione di servizi professionali di assistenza domiciliare e l'attività di cura del caregiver familiare.
L'unica esclusione riguarda le Dimissioni protette, il livello pensato per il rientro a casa dopo un ricovero: lì è previsto unicamente l'acquisto di servizi di assistenza domiciliare, e non c'è spazio per la remunerazione del familiare.
Per tutti gli altri livelli la quota è ammessa, con due tetti diversi a seconda del livello.
Quanto può essere destinato al caregiver, livello per livello
| Livello assistenziale | Contributo annuo del livello | Quota massima al caregiver |
|---|---|---|
| Dimissioni protette | 1.700 € (max 30 giorni, una volta l'anno) | non prevista |
| Base A | 4.000 € | 50% |
| Base B | 7.400 € | 50% |
| Primo | 16.000 € | un terzo del contributo ordinario |
| Secondo | 16.000 € ordinario + 9.000 € potenziamento | un terzo del solo contributo ordinario |
| Terzo | 16.000 € ordinario + 27.000 € potenziamento | un terzo del solo contributo ordinario |
Barre in scala reale sul valore in euro (base 43.000 € = livello Terzo). Il Dimissioni protette non compare: per quel livello la quota caregiver non è prevista.
Le percentuali si applicano al contributo effettivamente concesso. Poiché il finanziamento del progetto è rapportato alla situazione economica del beneficiario e si riduce per scaglioni ISEE, la quota destinabile al caregiver si riduce nella stessa proporzione: su un progetto decurtato, il 50% si calcola su quanto è stato concesso, non sull'importo pieno del livello.
Una precisazione tecnica che segnalo per correttezza. Nelle schede dei singoli livelli la delibera parla di quota sul «contributo concesso»; nel paragrafo dedicato al caregiver parla di quota sull'«importo previsto» per il livello. In presenza di decurtazione ISEE le due formulazioni non portano allo stesso risultato: è un aspetto da far chiarire in sede di redazione del progetto.
Il punto che sorprende sui livelli alti
Sul Secondo e sul Terzo livello la delibera usa una parola che cambia tutto: la quota è pari a un terzo del solo contributo ordinario.
Il contributo ordinario è di 16.000 euro. Il potenziamento — 9.000 euro sul Secondo, 27.000 sul Terzo — resta fuori dal calcolo.
La conseguenza è controintuitiva e conviene averla chiara prima di costruire il progetto. Una persona con il Terzo livello ha un contributo che arriva a 43.000 euro annui, ma la quota destinabile al caregiver familiare non è un terzo di quella cifra: è un terzo di 16.000, cioè circa 5.333 euro. Esattamente la stessa somma che spetterebbe al caregiver di una persona collocata nel Primo livello.
Detto altrimenti: salendo di livello aumenta molto il contributo complessivo, perché aumenta il bisogno di assistenza professionale, ma la parte remunerabile al familiare resta ferma. È una scelta coerente con l'impianto della misura, che sui livelli più gravi punta sull'assistenza qualificata; sapere in anticipo dove si ferma il tetto evita di impostare il progetto su un'aspettativa sbagliata.
Chi è «caregiver familiare» per questa misura
La delibera non lascia la definizione all'uso comune: rinvia alla norma nazionale, l'articolo 1, comma 255, della legge 205/2017.
È caregiver familiare la persona che assiste e si prende cura:
- del coniuge, dell'altra parte dell'unione civile, o del convivente di fatto ai sensi della legge 76/2016;
- di un familiare o affine entro il secondo grado;
- di un familiare entro il terzo grado, ma soltanto nei casi indicati dall'articolo 33, comma 3, della legge 104/1992.
La persona assistita, a sua volta, deve trovarsi in una di queste condizioni: non essere autosufficiente né in grado di prendersi cura di sé a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, ed essere riconosciuta invalida in quanto bisognosa di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 104/1992; oppure essere titolare dell'indennità di accompagnamento ai sensi della legge 18/1980.
Fonte: art. 1, comma 255, legge 27 dicembre 2017, n. 205
Il grado di parentela conta, e conta in modo stringente. È la prima cosa che verifico quando una famiglia mi chiede se può accedere a questa quota, perché una risposta sbagliata su questo punto fa cadere l'intera impostazione del progetto.
Le tre condizioni da rispettare
Perché la quota possa essere riconosciuta servono tre elementi, e devono esserci tutti.
- Deve essere prevista espressamente nel progetto. Non è un riconoscimento automatico che scatta perché in casa c'è un familiare che assiste: va scritta nel progetto personalizzato, in fase di costruzione.
- Deve corrispondere a un carico assistenziale effettivamente sostenuto. La delibera dice che il sostegno economico è erogato come corrispettivo di un carico effettivo. Non è un forfait riconosciuto per il fatto di essere parente convivente.
- Le ore devono essere riportate nel progetto. Sia le ore di assistenza domiciliare sia l'attività di cura resa dal caregiver vanno indicate espressamente nel progetto personalizzato.
Sono tre condizioni che si giocano tutte nel momento in cui il progetto viene scritto, non dopo. È il motivo per cui conviene arrivare preparati alla valutazione, sapendo già cosa si vuole chiedere e come documentarlo.
Cosa questa quota non è
Vale la pena dirlo in modo netto, perché è la parte su cui circola più confusione.
Non è un bonus autonomo: non esiste un «bonus caregiver» della Regione Sardegna che si chieda per conto proprio. Non ha una domanda dedicata né una scadenza propria: segue il percorso di «Ritornare a Casa Plus», che passa dal Comune di residenza e dalla valutazione dell'Unità di Valutazione Territoriale. Non spetta a chi assiste un familiare in generale, ma soltanto nell'ambito di un progetto riconosciuto a una persona in possesso dei requisiti del programma. E non è cumulabile con sé stessa su più livelli, perché i livelli non sono cumulabili tra loro.
Se una pagina promette un contributo per il caregiver senza spiegare da quale misura derivi e a quali condizioni, quella pagina sta descrivendo qualcosa che nella forma annunciata non esiste.
Come ti affianco
Verifico se la persona che assisti ha i requisiti per «Ritornare a Casa Plus» e per quale livello, e ricostruiamo insieme cosa può contenere concretamente il progetto, compresa la quota destinabile a te come caregiver e i limiti che si applicano nel tuo caso. Se il percorso è praticabile, ti seguo dalla preparazione dei documenti fino alla presentazione della domanda, e resto il tuo riferimento per la gestione nel tempo.
Lavoro in tutta la Sardegna, a domicilio nell'area di Cagliari e da remoto altrove. Scrivimi su WhatsApp — 388 832 6980 oppure chiama al 340 149 6705.
Per completare il quadro
Per approfondire
Su «Ritornare a Casa Plus» trovi la guida completa con i sei livelli, i requisiti e la procedura, e una pagina dedicata alla documentazione clinica che serve per ciascun livello.
- Ritornare a Casa Plus: requisiti, livelli e domanda
- Quale documentazione clinica serve per ogni livello
Fonte: Delib.G.R. n. 1/28 del 14.1.2026, Allegato — Programma «Ritornare a casa PLUS», Linee di indirizzo 2026-2027 (Regione Autonoma della Sardegna), in particolare i paragrafi 1, 2, 3 e 7. Definizione di caregiver familiare: art. 1, comma 255, legge 27 dicembre 2017, n. 205. Guida aggiornata al 25 agosto 2026.
Consulenza professionale privata e indipendente. Questo sito non è un servizio della Regione Sardegna né del Comune di residenza. La valutazione clinica spetta allo specialista e la collocazione nel livello all'Unità di Valutazione Territoriale. Il servizio sociale professionale del Comune resta titolare del progetto assistenziale.
Dott. Salvatore Picconi · P.IVA 03480060924 · Albo Assistenti Sociali Sardegna n. 1454 · Privacy · Termini
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